(Anni 1966-1970: nasce la Nazionale Italiana di Karate)
Abeille Raniero 8 ° DAN
Bonafede Aurelio 8° DAN
Ciotoli Paolo 7 ° DAN
A B C DEL KARATE
La “A” Raniero, un ricordo, un saluto
La prima volta che ho incontrato Raniero Abeille, è stato molto tempo fa durante una selezione nel 1968 per il Campionato Europeo a Parigi. Nel primo incontro non ci fu un rapporto di forte simpatia, un po per la diversità di carattere, un po perché il momento ci metteva in conflitto per il contrasto tra i nostri Maestri, lui, del mio primo Maestro, M. Basile, io, del M. Toyama. Entrambi rispettosi l’uno dell’altro ma non posso dire che nacque un’amicizia. Con il tempo, ognuno prese strade di vita diverse e ci furono poche occasioni per frequentarci.
Se ricordo bene, era l’otto di gennaio 2008, con una inaspettata ma piacevole telefonata, di prima mattina, Raniero mi chiese di poterci incontrare.
Ci incontrammo a Torvaianica, fu come se, gli anni di lontananza, non ci fossero stati, senza indugio, nacque il rapporto d’amicizia che ci era mancato nel passato. Dopo aver parlato del nostro vissuto, il ricordo si fermò sulla persona di Paolo Ciotoli e della voglia di poterlo incontrare.
Raniero, come era nel suo saper fare, prontamente si attivò e riuscì a contattare Paolo Ciotoli, nel secondo incontro, eravamo in tre, tre maturi signori, che nonostante fossero anni che non si vedevano, sembrava che si fossero salutati l’ultima volta, due giorni prima.
Da quel giorno, ci fu una frequenza costante a parte gli incontri mangerecci, quasi tutti i giovedì mattina ci incontravamo a Torvaianica, nella palestra messaci a disposizione da Bruno Campiglia, per indossare il karategi e per un paio d’ore, tra un ricordo e un’altro fare un di pratica di karate.
Dopo poco, nonostante io e Paolo, fossimo a digiuno di pratica di computer e quindi poco propensi, Raniero ci coinvolse nella costituzione di un sito, che chiamò, ABC karate, prendendo le iniziali dei nostri cognomi, sarà nostro impegno mantenere viva la sua iniziativa, sperando che suo figlio Leandro, prenda il testimone e ci aiuti ad ampliare i ricordi dei trascorsi di karateka di Raniero.
L’ultimo anno, più che in palestra facevamo delle lunghe passeggiate sulla spiaggia di Torvaianica e alla fine ripassavamo un po di karate e un kata, l’Ananku, kata che Raniero e Paolo avevano voluto imparare, nel nostro secondo incontro.
Nelle lunghe passeggiate, abbiamo parlato di tutto, dal nostro credo religioso, ai nostri errori, alle nostre disavventure famigliari, ai nostri progetti; negli ultimi tempi, più che colloqui sembravano confessioni.
Spesso ho avuto l’impressione che parlasse con me, ma con la voglia di farlo con suo figlio.
Non so quanti lo sanno ma Raniero molti anni fa, in gioventù, ebbe una crisi religiosa e si dedicò allo studio dei testi antichi ed alla fine del suo percorso, abbandonando la fede Cattolica Cristiana, abbracciò il credo nell’interpretazione della Bibbia e del Corano, ne era talmente convinto, che un giorno mi dette una sua Bibbia e mi chiese di leggerla, per Raniero tutto era discutibile, meno che la costante presenza di Dio.
Nell’ultima passeggiata, molto sofferta per i continui colpi di tosse, mi aveva confidato di voler fare un viaggio, in Israele, per andare ai piedi del muro del pianto, e pregare, nella convinzione che li, avrebbe trovato ancora una volta, la forza per vincere, il vecchio male, che dopo cinque anni, si era ripresentato.
Purtroppo, Raniero, non ha avuto il tempo per realizzare il suo desiderio e alla mezzanotte di venerdì 27 aprile ci ha lasciato, in silenzio, chiedendoci, poche ore prima, di non andarlo a trovare, perché non essendo in condizioni di poter tenere una conversazione, si sentiva a disagio.
In questo ultimo periodo avevamo parlato molto, della sua possibile dipartita e mi ripeteva sempre che il suo più grande timore ed imbarazzo, era di dover morire dopo una lunga degenza, fatta di aghi, tubi e tubetti, almeno questo gli è stato risparmiato.
Interpretando il suo pensiero e il suo rammarico per non averlo potuto fare di persona, vi do da parte sua, un saluto e un sincero abbraccio a tutti e un grazie, per essergli stati vicini, agli amici e agli allievi. Ci mancherai.
Aurelio Bonafede
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